La leggenda di un mestiere:
«Si diceva che avesse con sé una pistola e sparasse un colpo ogni volta che uno studente leggeva una frase che lui giudicava formidabile»
David Leavitt, Martin Bauman
L’approccio spirituale:
«Per me è solo uno che legge e che ascolta ciò che legge. Non ci sono regole, discipline da seguire: c’è solo la tua mente che risuona di parole altrui»
Severino Cesari, alla domanda “cos’è un editor?”.
L’inventore di tutto:
«Il procedimento è semplice: se avete un Mark Twain non cercate di trasformarlo in uno Shakespeare o viceversa»
Max Perkins
Il principio primo:
«il libro appartiene all’autore»
Max Perkins
Il secondo principio primo:
«Ispirazione? Ma quale ispirazione! Bisogna alzarsi, vestirsi e scrivere ogni singolo giorno che dio mette in terra!».
Jay McInerney
Il terzo principio primo:
«Un editor può tirare fuori da un autore solo quello che l’autore ha già in sé».
di nuovo Max Perkins
Un cinico dal cuore tenero:
«Maledetta, maledetta volizione! Troppa spesa e poca resa, tanta pena e poca gloria!».
Gordon Lish sullo scrivere racconti.
Tra vulgata e realtà:
Avete presente il luogo comune dell’editor che fa quasi da psicanalista ai propri autori? Loro amico, confessore, consulente sentimentale, medico, compagno di sbronze eccetera?


Eppure…
«Un editor non aggiunge niente. Nel migliore dei casi è l’ancella di un autore», diceva Max Perkins, l’editor che ha lavorato con la più alta concentrazione di geni letterari del suo tempo. Ed è curioso che proprio lui, al quale si deve in buona sostanza la codifica del mestiere dell’editor moderno, con le sue competenze e i suoi limiti, ne prescrivesse l’assoluto understatement: «Non vi venga mai in mente di sentirvi importanti per quello che fate, perché un editor non crea niente. Un editor al massimo rilascia energia». Chissà cosa avrebbe pensato della proliferazione di editor che diventano i romanzieri, e di romanzieri che diventano consulenti editoriali.

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