L’EDITOR tra mestiere e leggenda
La leggenda di un mestiere:«Si diceva che avesse con sé una pistola e sparasse un colpo ogni volta che uno studente ...
IT è un sogno lungo milletrecento pagine, dove si cammina, si trema, si ride e si sanguina. Un poema cavalleresco sull’infanzia, sul terrore che nasce dall’ordinario, sulla magia che è un altro piano della realtà. Un viaggio attraverso la paura come forma della memoria, e l’infanzia come orrore, perdita, ma anche possibilità.
Shirley Jackson ha cambiato per sempre il modo di raccontare la paura: non quella che arriva da fuori, ma quella che nasce dentro di noi. Stephen King la chiamava “la sua maestra”. E ancora oggi L’incubo di Hill House e La lotteria ci insegnano che il vero orrore non è il soprannaturale… è la normalità, quando si incrina.
Lo sapevate? Clarke Gable portava i baffetti per nascondere un problema fisico.
Le orecchie a sventola erano il suo maggiore cruccio quando, giovane di belle speranze, Gable arrivò a Hollywood. Un chirurgo plastico ne corresse l’attaccatura, ma le orecchie restarono molto grandi. I mitici baffetti servivano a sviare l’attenzione da quel difetto.
Un libro non comincia dalla prima riga del primo capitolo. Comincia prima.
Comincia dalla copertina, dal titolo, da quelle poche righe stampate in bandella o sul retro: soglie che accolgono, avvertono, seducono. Paratesti, li chiamava Gérard Genette: tutto ciò che sta intorno al testo, ma che contribuisce in modo decisivo alla sua ricezione.