Whisky, gin e pagine memorabili: gli scrittori e l’alcol
Il rapporto tormentato tra dipendenza e creatività nelle vite dei grandi autori del Novecento Era una di quelle ...
Lo sapevate? Clarke Gable portava i baffetti per nascondere un problema fisico.
Le orecchie a sventola erano il suo maggiore cruccio quando, giovane di belle speranze, Gable arrivò a Hollywood. Un chirurgo plastico ne corresse l’attaccatura, ma le orecchie restarono molto grandi. I mitici baffetti servivano a sviare l’attenzione da quel difetto.
Il ripescaggio editoriale riporta alla luce libri dimenticati, restituendo loro lettori e senso. Tra intuizione e lavoro editoriale, testi ignorati trovano nuova vita, dimostrando che il destino di un libro non è mai definitivo e che l’editoria può ancora creare incontri inattesi e duraturi.
Un libro non comincia dalla prima riga del primo capitolo. Comincia prima.
Comincia dalla copertina, dal titolo, da quelle poche righe stampate in bandella o sul retro: soglie che accolgono, avvertono, seducono. Paratesti, li chiamava Gérard Genette: tutto ciò che sta intorno al testo, ma che contribuisce in modo decisivo alla sua ricezione.
Shirley Jackson ha cambiato per sempre il modo di raccontare la paura: non quella che arriva da fuori, ma quella che nasce dentro di noi. Stephen King la chiamava “la sua maestra”. E ancora oggi L’incubo di Hill House e La lotteria ci insegnano che il vero orrore non è il soprannaturale… è la normalità, quando si incrina.